Articolo scritto dalla contributor Alessandra De Luca
Avete mai pensato di fare una vacanza in Sicilia e non sapete da dove cominciare? Ve lo racconto io, che sono una siciliana doc!
Templi greci, borghi medievali arroccati sulle montagne, saline rosa al tramonto, isole da esplorare in bicicletta, tonnare, cous cous di pesce, e quella quantità di fritto che vi farà dire “domani mangio leggero” almeno tre volte al giorno. Ecco, questa è la nostra vacanza di 5 giorni nella Sicilia occidentale.
L’itinerario attraversa alcuni dei luoghi più belli tra Marsala, Erice, Trapani, Mazara del Vallo e le isole Egadi. Meno di una settimana, giorni che sulla carta sembrano pochi, ma che possono diventare un piccolo concentrato di Sicilia. Il segreto? Non cercare di vedere tutto, ma scegliere bene.

Giorno 1 — Segesta, Marsala ed Erice
La prima tappa è Segesta, uno dei luoghi che meglio raccontano la stratificazione storica della Sicilia. Qui sorge il magnifico Tempio Èlimo, i resti dell’acropoli e il teatro. Non aspettatevi una visita da “entro, guardo, foto, vado”: il bello di Segesta è proprio il contesto. Il tempio è circondato dalle colline e dal silenzio, e per qualche minuto è facile dimenticare che fuori c’è il XXI secolo.

Marsala: vino, centro storico e pranzo siciliano a La Corte dei Mangioni
Dopo la visita si punta verso Marsala. La città è famosa in tutto il mondo soprattutto per il suo vino fortificato che è possibile degustare nelle diverse cantine: Florio, Pellegrino, Donnafugata e il Baglio DiAr per vini biologici. Tuttavia, fermarsi soltanto a bere sarebbe un peccato. Il centro storico merita una passeggiata senza fretta: strade, piazze, chiese e palazzi raccontano una città che ha avuto una storia decisamente movimentata.
E poi arriva il pranzo. Da La Corte dei Mangioni ci siamo lasciati andare a un vero e proprio percorso attraverso la cucina siciliana. Prima di tutto, un mix di antipasti tradizionali: cazzilli, panelle, pane cunzato e caponata con cioccolato di Modica.
Per i non esperti una piccola traduzione è d’obbligo. I cazzilli sono crocchette di patate aromatizzati con mentuccia fresca, le panelle sono sottili frittelle di farina di ceci e il pane cunzato, letteralmente “pane condito”, è uno dei grandi esempi della cucina povera siciliana: pane, olio e ingredienti semplici – solitamente tuma e acciughe- trasformati in qualcosa di tremendamente buono. E poi la caponata: melanzane, verdure, salsa agrodolce e, in questo caso, un ingrediente decisamente siciliano: cioccolato di Modica. Sì, avete letto bene.
Dopo gli antipasti arrivano i veri protagonisti: risotto mantecato al nero di seppia con sorbetto di gamberi e ricci di mare, e paccheri con rana pescatrice su crema di zucchine, con datterini gialli e arancia. Praticamente il Mediterraneo servito in tavola.

Dopo un pranzo del genere, una passeggiata per Marsala non è più un’opzione, ma una necessità.
Erice: pietra, nuvole e dolci alle mandorle
Nel pomeriggio si sale verso Erice, uno dei borghi più affascinanti della Sicilia. A differenza di Marsala, qui sembra di entrare in un’altra epoca: stradine in pietra, mura, chiese neogotiche e un’atmosfera quasi sospesa. Il consiglio è di arrivare con abbastanza tempo per perdersi un po’ tra i vicoli medievali. Non serve trasformare Erice in una checklist: camminate, guardate i panorami, entrate nelle chiese, fermatevi nei vicoli. E soprattutto aspettate il tramonto, perchè quando il cielo comincia a cambiare colore, il panorama vista Egadi e saline dalla cima del monte diventa uno dei momenti più belli dell’intero viaggio.

Cena da Ta’ Pisu
Per cena si va da Ta’ Pisu, dove la pasta viene preparata fresca al momento e si può scegliere praticamente la combinazione che più vi ispira. Noi abbiamo scelto due grandi classici della Sicilia occidentale: busiate al pesto alla Trapanese e cous cous con sughetto di pesce e filetti di merluzzo fresco. Le busiate sono una pasta lunga e attorcigliata tipica della zona, mentre il pesto alla Trapanese comprende mandorle, pomodoro, basilico, aglio e olio. E poi il cous cous: simbolo della Sicilia occidentale che racconta il legame profondissimo tra la cucina siciliana e quella del Nord Africa. In pratica, basta sedersi a tavola per ricordarsi che il Mediterraneo non è mai stato una vera barriera.

E dopo cena? Pasticceria Maria Grammatico senza dubbio
Pensavate fosse finita? Assolutamente no, si va da Maria Grammatico per il dolce. La scelta non è semplice perchè il bancone è vasto e stracolmo di dolcetti la cui perfezione lascia a bocca a perta. Noi abbiamo optato per una tradizionale genovese, uno scrigno caldo di frolla e crema al latte profumata al limone, e una tortina paradiso, fatta con pan di Spagna e frangipane. Una conclusione decisamente leggera… almeno per gli standard siciliani.

Giorno 2 — Scopello, tonnare e tramonto alle saline
Secondo giorno: niente musei, niente strade del centro. Oggi si fa una cosa molto semplice: mare. La mattina è dedicata a Cala Calazza zona Macari e alla Tonnara di Scopello, uno dei paesaggi più iconici della Sicilia. Quest’ultima racconta una parte fondamentale della storia della pesca siciliana: per secoli la pesca del tonno ha rappresentato lavoro, economia e vita per intere comunità costiere. Oggi le vecchie strutture della tonnara, le torri e gli edifici affacciati sul mare sembrano quasi progettati per Instagram, ma la storia che hanno alle spalle è molto più interessante di una bella fotografia.

Dopo il bagno e un po’ di vita da spiaggia, si torna verso Marsala.
Tramonto alle Saline Genna
Il tramonto si guarda alle Saline Genna, tra vasche d’acqua, montagne di sale e paesaggi che sembrano quasi irreali. Qui abbiamo anche fatto una degustazione di vini locali: non potete lasciare Marsala senza un calice del loro delizioso vino omonimo. Questo è uno di quei momenti in cui capisci che in Sicilia vino e paesaggio sono praticamente inseparabili.Il consiglio? Non avere fretta. Lasciate che il sole scenda, assaggiate i vini e godetevi il paesaggio.

Mazara del Vallo: quando la Sicilia incontra il Nord Africa
La sera si arriva a Mazara del Vallo. Ed è qui che la Sicilia cambia ancora faccia. Mazara ha una forte identità mediterranea e araba, visibile nell’architettura, nei colori e nei nomi delle strade.
Per cena scegliamo Lo Schiticchio, a 5 minuti in macchina dal centro storico. E qui niente piatti complicati: un panino con pollo fritto, specialità del locale. Perché ogni tanto, dopo una giornata di mare e vino, la haute cuisine può anche aspettare.

Giorno 3 — Favignana e Levanzo: Sicilia vista dal mare
Il terzo giorno di questo tour di 5 giorni della Sicilia Occidentale si cambia prospettiva. Letteralmente. Si parte in barca dal porto di trapani alla volta di Favignana e Levanzo, le due isole più conosciute dell’arcipelago delle Egadi.
E qui il programma offerto dalla compagnia Torre Lines è molto semplice ma perfetto: mare, barca, bagni e qualche momento in cui vi chiederete perché non vivete tutto l’anno in Sicilia. Il pranzo viene offerto dalla crew. In tavola arrivano pasta al pesto alla Trapanese, vino locale e melone di Paceco, un paese vicino Trapani.
Ancora una volta la cucina racconta il territorio: ingredienti semplici, locali e perfetti per una giornata al mare.

Saline Culcasi: dove il sale è ancora una storia di famiglia
Al tramonto si torna sulla terraferma e si visita il Museo del Sale situato nelle magiche Saline Culcasi, parte della Riserva Naturale Orientata delle Saline di Trapani e Paceco, area protetta dal WWF dal 1995 .

Ma la parte più interessante non è soltanto il museo: non perdetevi il tour guidato direttamente dalla proprietaria, la cui famiglia gestisce da 100 anni la salina. E’ proprio questo che rende la visita speciale: non state semplicemente guardando vecchi strumenti e fotografie. State ascoltando una storia di famiglia che continua ancora oggi. Il sale, qui, non è soltanto un ingrediente: è ricchezza, lavoro, paesaggio, tradizione e memoria.

Cena al Carthage e Trapani by night
Per cena si va al Carthage, dove continuiamo il nostro piccolo viaggio gastronomico tra Sicilia Occidentale e mondo arabo. Da quasi quaranta anni il ristorante, a conduzione familiare, ricorda quanto vive siano le radici arabe della cultura sicula. Partiamo con l’antipasto misto Mano di Fatima, un mix a scelta dello chef che offre brik, polpettine di baccalà, insalata tunisina e altre prelibatezze. Immancabile il cous cous, “incocciato” (lavorato) a mano con cernia, cozze e un brodino aromatico e avvolgente, e la mifoia, riso basmati croccante con manzo e cannella. Più che una cena, il nostro è stato un veloce viaggio a Tunisi.

E dopo cena? Trapani by night tra i vicoletti illuminati a luci calde. Una passeggiata nel centro storico, tra vicoli, palazzi e piazze illuminate. Perché i centri storici siciliani hanno un’altra faccia dopo il tramonto: meno caldo, più gente per strada e quella sensazione di essere esattamente nel posto giusto.

Giorno 4 — Favignana in bicicletta: tra calette turchesi, il ricordo dei Florio e l’Itaca di Nolan
Il quarto giorno si torna sulle Egadi. Destinazione: Favignana, perchè non basta mai. Prendendo l’aliscafo da Marsala si arriverà sull’isola in 30 minuti e vi consiglio di affittare una bici appena toccate terra. Costo? 5 € per tutta la giornata.
E qui arriva la parte divertente. Favignana è perfetta da esplorare in bici: si pedala da una caletta all’altra, tra strade provinciali e sterrati, passando da boschetti, cave di tufo e restando a bocca aperta davanti lle suggestive casette ricoperte di buganville. Si pedala e ci si ferma quando l’acqua diventa troppo invitante per continuare e si riparte quando ci si ricorda che, da qualche parte, bisogna pur pranzare.

Le tappe della giornata? Cala Azzurra, Cala Rossa e Bue Marino, tutte a meno di 15 minuti di pedalata dal porto dell’isola. Tre nomi che potrebbero sembrare inventati da un ufficio marketing, ma che esistono davvero. E l’acqua fa il resto.
Pranzo: kebab… ma di tonno
A pranzo si prova una cosa decisamente più originale: la Kebabberia di tonno.
Dimenticate per un attimo il classico kebab. Qui il protagonista è il tonno, uno degli ingredienti che più rappresentano la storia gastronomica delle Egadi: scegli il formato (panino, pinsa o insalata), scegli la base e alla fine salse e topping.

Dopo pranzo si torna subito in sella perchè il caldo non fa sconti a nessuno,sebbene il vento dell’isola allievi la pedalata. Si continua verso Lido Burrone, a sei minuti dal centro, e Cala del Preveto.
Ancora mare. Perché evidentemente quattro giorni non erano sufficienti.
Favignana e il cinema: quando Hollywood arriva alle Egadi
E poi c’è una piccola curiosità cinematografica. Favignana è stata scelta come location per The Odyssey, il grande progetto cinematografico di Christopher Nolan. Dirigendo lo sguardo in alto, verso il Castello di Santa Caterina, riconoscerete sicuramente la location scelta come Itaca. E come dargli torto? Chiunque potrebbe sentirsi come Ulisse e non vedere l’ora di tornare su quest’isola!

Prima di lasciare l’isola, vale la pena visitare anche l’ex Stabilimento Florio della Tonnara, uno dei luoghi che meglio raccontano il rapporto tra Favignana e la pesca del tonno e lo stretto legame delle isole con la famiglia Florio Scegliendo il biglietto cumulativo si 12€ è possibile visitare anche il Villino, poco distante dallo stabilimento. Camminare tra le mura di tufo bianco di questi posti è particolarmente suggestivo, posso assicurarlo, soprattutto per chi avrà letto i Leoni di Sicilia di Stafania Auci, che racconta ascesa e caduta dei Florio.

Poi si prende l’aliscafo e si torna a Marsala.
Giorno 5 – Ultima tappa: Mazara del Vallo prima di casa
L’ultimo giorno del tour della Sicilia Occidentale in 5 giorni è dedicato a Mazara del Vallo. Questa volta con calma e con la luce del sole che fa risaltare il color sabbia dei palazzi e le sgargianti ceramiche che decorano gli stretti vicoli arabeggianti della città.
Si parte dalla Casbah, il quartiere storico di origine araba, un labirinto di vicoli stretti, arte e cortili. Poi la famosa Porta Blu, il Museo del Satiro Danzante, i resti della chiesa di Sant’ignazio e la Cattedrale, il lungomare e il centro storico.

Mazara è una città che vale la pena attraversare lentamente, proprio perché il suo fascino sta nella sovrapposizione delle culture. Siciliana, araba, mediterranea: un po’ di tutto e tutto insieme.
E adesso torniamo davvero a casa. O quasi.
La vacanza è finita. La macchina è carica. La punta occidentale dell’Isola è stata attraversata in lungo e in largo. Quindi si torna a casa.…
E invece no: una sosta-panelle a Palermo non la fai?! Evidentemente non avevamo ancora mangiato abbastanza.
Ultima fermata: Palermo
Da Antichi Sapori Palermitani facciamo quello che ogni persona ragionevole dovrebbe fare prima di affrontare un lungo viaggio di ritorno: mangiamo.
Zucca in agrodolce, sarde a beccafico e panino con panelle e crocchè. Per chi non conoscesse la cucina palermitana: le sarde a beccafico sono alici ripiene con un composto aromatico che può includere pangrattato, pinoli, uvetta e altri ingredienti. E se voleste approfondire di più questa meravigliosa città, trovate gli spunti giusti in questo articolo di Gaia su un weekend a Palermo.

A questo punto non stiamo più facendo turismo gastronomico. Stiamo facendo ricerca scientifica.
Prima di lasciare definitivamente Palermo, però, manca ancora una cosa.
Specialty coffee da Vabres e un’ arancina al burro. Per chi non lo sapesse, l’arancina “abburro” non è esattamente un pezzo di burro fritto — specifico per quanti pensano che in Sicilia friggiamo la qualsiasi. È una palla di riso impanata e fritta, generalmente con un ripieno cremoso a base di besciamella, prosciutto e formaggio. Croccante fuori, morbida e filante dentro. (Ho già parlato di arancini a Catania qui).

La prendiamo da portare via, saliamo in macchina e questa volta davvero si torna a casa. Con cinque giorni di Sicilia negli occhi, il mare ancora addosso e probabilmente abbastanza cibo nello stomaco da non dover mangiare fino a Natale… o probabilmente solo fino a Lunedì.
E mentre la Sicilia occidentale scompare lentamente dallo specchietto retrovisore, arriva inevitabilmente quel pensiero che accompagna tutte le vacanze riuscite: “Ok, quando torniamo?”
Articolo scritto dalla contributor Alessandra De Luca
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